Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

Il Caffè e Napoli: O’ Cafè

Il Caffè e Napoli: O’ Cafè

O’ Cafè

Tutti si chiedono: “Quale è il Segreto della bontà dell’Espresso Napoletano?”.

Una cosa la sappiamo: “Il caffè a Napoli è un Rito”.

A Napoli si dice “o café”, la effe non raddoppia. È maschile come in italiano e l’articolo diventa esso stesso parte del sostantivo ‘o cafè.

Il caffè accompagna la mattinata e, per i cronici, anche il dopo cena.

Il gusto napoletano predilige la “robusta” miscelata con “l’arabica”. Esistono, ovviamente, anche le mille varianti che si trovano nel resto del Paese: macchiato, schiumato, deca, lungo, sempre più corretto con liquori o anice.

Ma Come si prende o’ cafè a Napoli?

Ognuno ha il suo barista preferito, anche se è giusto dire anche che ogni barista ha il suo cliente preferito.

La tazza di ceramica o di vetro al massimo, deve essere sempre calda, al limite della scottatura.

Al Bar c’è chi sta vicino alla macchina per fare il caffè e chi invece al banco per servirlo.

L’ acqua, in genere gassata.

Il cornetto o la brioche, rigorosamente, non insieme al caffè.

O’ cafè, va gustato lentamente.

Preferibilmente amaro, o al massimo poco zuccherato.

Una mancia al barista in segno di incoraggiamento.

Un “Grazie”, magari anticipato, e se proprio ci è piaciuto (sicuramente sì) un Complimento.

A Napoli, il Caffè sospeso, è parte di questo “Rito”.

 

Pino Daniele e Na tazzulella ‘e cafè

Frutto della mitica “CUCCUMELLA” ovvero una particolare macchinetta del caffè che andava rovesciata, ormai soppiantata dalla Moka.

Il risultato? Un Caffè più lungo e dal gusto più delicato in 5-6 minuti.

Al suo interno: acqua fredda ma senza troppo calcare.

La caffettiera? Va pulita senza detersivi, solo con acqua bollente.

Condividi questo post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *