Diabete Tipo 1: ti racconto la mia esperienza e come conviverci

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Diabete Tipo 1: ti racconto la mia esperienza e come conviverci

Ciao, sono Anna, blogger di Italy Gusto, ho 20 anni e abito a Caserta. Ah, dimenticavo…ho anche il diabete. Scherzi a parte, oggi sono qui per raccontarti la mia esperienza e quella di alcuni miei ‘compagni di diabete’. Ho scoperto di averlo durante un caldo giorno d’estate. Precisamente era l’estate del 2005. La Sardegna, il sole caldo e che dire del mare…tutto splendido ma, cari miei, io avevo sete e un sonno pazzesco: classici sintomi di un diabetico fuori controllo! Mia nonna, donna sveglia e vigile (anche se non l’avreste mai detto dall’altezza ahah), si accorse subito che la sua piccola nipotina (allora avevo 8 anni) stava prosciugando tutte le bottigline d’acqua che lei si apprestava a preparare la mattina per trascorrere le giornate al mare con i nipoti. Avendo già un figlio adulto con il diabete (mio zio) ed essendo lei maestra e sempre a contatto con i bimbi e i loro cambiamenti, mia nonna capii subito che ‘qualquadra non cosa’.

Il viaggio in ospedale e il mio incontro col signor Diabete

Nel primo pomeriggio di quel dì andammo in ospedale. Ero piccola ma capivo tutto (come dicono i miei, sono più matura della mia età) e quando arrivò il momento di misurare la glicemia e, subito dopo, le analisi urgenti, capii che sarei rimasta in ospedale un tantino in più di un semplice pomeriggio. Dopo poco arrivarono i medici: glicemia a 500, piccole dosi di insulina e la diagnosi. “La pillola non è più efficace per uno scompenso come quello di sua nipote“, dissero a mia nonna. Fu così che conobbi mister Diabete e da lì cominciò la nostra storia.

Privarsi di dolciumi, caramelle e tutto ciò che avesse a che fare con lo zucchero puro e bianco come la neve (non che me lo potessi permettere, tra l’altro) per un periodo più o meno lungo (diciamo che si può ‘sgarrare’ una volta al mese se proprio necessario) non è stato e ancora oggi non è facile. Se mi vedi oggi, non mi daresti della diabetica. Questo un po’ per le mie forme fisiche, un po’ perché seguo spesso il consiglio della diabetologa che mi accolse quell’estate in ospedale. Quest’ultima disse: “Quando vai alle feste di compleanno, quando vi è una ricorrenza o il sabato sera, non privarti ma ricorda di fare qualche unità di insulina in più e non sgarrare gli altri giorni“. Diciamo che quel ‘non privarti’ io l’ho preso molto alla lettera e quindi per me è spesso Natale 😛

Molto probabilmente questo mio fare potrebbe essere definito come un rifiuto verso la malattia (che brutta parola). Sinceramente? Non lo so. Posso solo dire che sono una ragazza golosa. Amo i dolci. Sono in carne perché, come si dice a Napoli, ‘è bell ‘o magnà’ ed io non intendo perdermi questo piacere in questa vita. Ad essere onesti ho più problemi di peso. Ovviamente questi ultimi si legano automaticamente al mio caro diabete. Ho sempre avuto di questi problemi da piccola ma non è per questo che sono diventata diabetica. Forse questa malattia e la paura di stare male per via delle complicanze mi avrebbe potuta aiutare a perdere qualche chilo in questi anni ma io ‘teng ‘a capa tost’ e non ne voglio proprio sapere.

La mia convivenza con mister Diabete

Mi rendo conto che seguendo uno stile di vita sano ed equilibrato (almeno) dal lunedì al venerdì aiuterebbe le mie glicemie e non sarei costretta ad assumere tante unità di insulina come capita ad alcuni miei colleghi che fanno 3/4 unità per pasto (io me le sogno). Questa cosa aiuterebbe anche il mio peso corporeo, devo ammetterlo, ma quello che mi sento di dire oggi è che il diabete per me non è di certo un problema. Non è un limite, non è un ostacolo o, almeno, non lo è quanto non lo sia il mio peso!

Ho avuto un’impressione bella quando ho scoperto di avere il diabete. Lo so, starai pensando che sono pazza a pensare al diabete come cosa piacevole sapendo che sarà a vita. Però posso dire di aver avuto ottimi medici, ottimi infermieri e un ambiente accogliente e familiare che mi ha aiutato a vivere la situazione in modo sereno e non pesante. Sicuramente i primi anni ho sentito il nervosismo, soprattutto ogni qualvolta che tornavo da scuola e dovevo aspettare per mangiare perché avevo la glicemia alta! Però queste cose si sono limitate ad accadere quando ero più piccola e, ad oggi, posso dire che non c’è stato nient’altro che mi abbia inibita più di tanto sia fisicamente che mentalmente.

Ho praticato molti sport perché “i diabetici devono fare sport, devono muoversi“, dicono…come se poi non lo dovessero fare un po’ tutti…pfff! Ho sempre vissuto la mia vita fino ad oggi, senza impedimenti e privazioni. Ho viaggiato anche fuori nazione, insieme al mio caro amico Certificato Medico (manco potessi pugnalare qualcuno con quell’aghetto di 4 mm…i bambini più piccoli usano addirittura quelli da 6 mm!).

Ho imparato a capire i miei cambiamenti, anche dell’umore. So quando sono in iperglicemia e mi accorgo subito quando sono in ipoglicemia: inizio  a non avere forze, sudo freddo, ho la tremarella e molte altre cose. Non preferisco l’ipoglicemia tra i due stati: l’iper mi abbatte sotto un altro punto di vista, comportando sonnolenza e stanchezza, ma almeno mi fa essere cosciente, cosa che con l’ipo non succede…fino a quando non arriva a salvarmi il mio carissimo succo di frutta.

A proposito del succo di frutta, vi racconto una storiella divertente. Giro sempre in sua compagnia: in borsa, nel borsone della palestra, in auto…addirittura le mie compagne di classe più strette, all’epoca del liceo, portavano con loro un succo di frutta in più nel caso non mi sentissi bene. Le mie migliori amiche, le carissime Sara e Chiara, mi chiamano la Succomane. Carino, no?

In conclusione…

Non vorrei prolungarmi molto nel raccontare aneddoti e indicazioni teorico-pratiche (in realtà non ne ho neanche una grande conoscenza). Ciò che posso insegnare è poco ma credo che ogni diabetico possa condividere qualcosa in base alla propria esperienza, al di là delle cose teorico-pratiche su cui istruiscono noi diabetici in primis in ospedale. In virtù di quanto detto, di seguito  ti mostrerò brevi pubblicazioni di colleghi diabetici, conosciuti in un campus la scorsa estate. Un campus per diabetici, ovviamente!

Ah, a proposito, faccio parte della Federazione Nazionale Sarda per Giovani Diabetici: è con loro che ho intrapreso questo viaggio, incontrando nuovi amici ed arricchendo il mio bagaglio culturale in questo ambito. Magari te ne parlerò e ti racconterò qualche altro aneddoto della mia vita col diabete ma, nel frattempo, ti lascio a quanto promesso. Alla prossima! 😀

Paola 21 anni, Viterbo

Ciao, sono Paola, ho 21 anni e vivo in un paesino della provincia di Viterbo. Sono diabetica da ormai 10 anni, precisamente dal 2006. Come l’ho scoperto? Beh, sono stata molto fortunata. Mia madre aveva un libricino dove venivano elencate malattie con annessi sintomi ed effettivamente io riscontravo tutti quelli del diabete. Dopo pochi giorni ci siamo procurati un glucometro e mi hanno misurato la glicemia: era all’incirca 240! Ci siamo precipitati all’ospedale e anche lì me l’hanno rimisurata: era 320 stavolta! Decisero di ricoverarmi e passai lì 2 settimane.

I primi giorni non sono stati semplici: era tutto nuovo, non sapevo come si facesse l’insulina e pensare di doverla fare a vita mi terrorizzava. Passata questa fase, non mi sono mai lasciata abbattere dal diabete. Non mi ha mai fermato in nessuna mia attività. Ad esempio, ho praticato sport per ben 11 anni, 5 di questi convissuti con la patologia senza avere alcun problema.

Il diabete mi ha dato responsabilità enormi, tanto da farmi crescere in fretta e mi ha dato una percezione del mio corpo a 360 gradi: so quanta insulina fare, so quando sto andando in ipoglicemia e così via. Il consiglio che posso dare è: usa la testa, sii responsabile, misura sempre la glicemia e fai sempre l’insulina. Non permettere al diabete di FRENARTI!

Carla 27 anni, Verona

Sono Carla, ho 27 anni e sono di Verona. Convivo col diabete da circa 14 anni ma non mi abbatto. Andavo al liceo quando scoprii di essere affetta da questa patologia. Tutto cominciò quando cominciai ad accusare una stanchezza terribile che non mi permetteva di concentrarmi a dovere sullo studio. C’erano mattine che non riuscivo nemmeno ad andare a scuola. E che strazio quando dovevo andare più volte in bagno…in una sola ora di lezione! Per non parlare della perdita di peso eccessiva, la secchezza cutanea e la sete lancinante. Le ultime due cose, tra l’altro, sono in contrasto: bevevo tanto ma la pelle era continuamente disidratata. I miei genitori cominciarono a preoccuparsi e non poco. Fu così che, dopo aver parlato col medico curante, ci fu la corsa in ospedale. Valori altissimi e ricovero immediato.

All’inizio è stato difficile, ero solo una ragazzina che voleva vivere con la giusta dose di spensieratezza la sua età. E invece no, ecco le prime responsabilità che sei costretta a prenderti: misurare la glicemia, fare l’insulina, attenzione alla dieta e molto altro. Per fortuna, crescendo si impara a conviverci ed ad acquisire una consapevolezza maggiore rispetto la cura della salute e del proprio corpo. Oggi, con i giusti accorgimenti, riesco a vivere una vita serena e senza particolari limitazioni (eccetto quelle alimentari, ma nulla di così drammatico). Il mio consiglio? Non vivere il diabete come qualcosa di paralizzante: accogli il cambiamento ed abbraccialo. C’è rimedio a tutto, anche al diabete.

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Commenti (2)

  • Salvatore Triunfo Rispondi

    Ciao Annarè, come promesso ho letto quello che hai scritto nel blog della tua azienda, cioè in verità me ne sono ricordato grazie al tuo posto su fb, ma l’importante è averlo fatto no?
    Ho letto dalla prima all’ultima riga, mi piace tanto il tuo racconto, davvero, mi sono sentito trasportato.
    E poi te l’ho sempre detto, i chili in piu di cui parli tanto, ti rendono cio che sei, unica.
    Il Tuo migliore amico, anche se a scuola non ho mai portato un succo in più per te.
    Ti voglio bene, e a presto, spero .

    il 12 gennaio 2017 alle 18:52
    • Anna Palladino Rispondi

      Carissimo Amico,
      ti ringrazio per essere presente nella mia Vita nonostante i molti km che ci dividono, ma siamo abituati…
      Sono contentissima che ti sia piaciuta la mia 1° pubblicazione 🙂
      Sarei contenta se anche tu, uno di questi giorni, mi onorassi della tua scrittura, sai cosa penso di come scrivi.

      Un forte abbraccio
      Ti voglio bene
      Annarè.

      il 13 gennaio 2017 alle 10:29

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